AUTORE: EURIPIDE, CORNEILLE
ATTI: 1
DURATA: 90 min.
Medea è una donna straniera, un tempo molto potente: ha abbandonato la terra e la famiglia d’origine per seguire Giasone, e per aiutarlo a compiere le sue imprese ha usato ogni mezzo macchiandosi di molte colpe.
Rifugiati a Corinto, i due vivono da tempo con l’appoggio del Potere fino a quando il re Creonte non acconsente alle nozze della principessa Glauce con Giasone, incurante del fatto che egli abbia già moglie e figli.
Medea, presenza già scomoda, non è più tollerata e viene esiliata: ma non si piega alla logica del potere e ripercorre ossessivamente il trauma dell’abbandono, coltivando un violento desiderio di vendetta.
Un carattere fierissimo e un orgoglio fuori del comune la condurranno, con consapevolezza, ad un epilogo terribile ed ineluttabile.
“Se c’è un tempo in cui il teatro greco deve essere presente, e presente come teatro, esso è questo che stiamo attraversando.” (Carlo Diano, Opere, Bompiani, 2022)
L’allestimento si ispira all’installazione di Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci (1967): una riproduzione in cemento di una statua neoclassica si erge davanti ad un cumulo di indumenti dismessi, in un dialogo drammatico tra passato e presente, ideale e reale.
Ecco la bellissima Medea, scartata come una scarpa vecchia, che guarda a cosa le resta: l’abito, anzi un intero guardaroba, sontuoso, colorato, espressione della sua irrefrenabile vitalità e sensualità, anche ora che un mondo cupo e borghese la schiaccia e la esclude, perché diversa.
Nella spirale dell’abbandono e della perdita dello status quo, tutto diventa caos e si riduce a scarto, cencio molle.
L’abito è centrale in Medea tanto per Euripide che per Pierre Corneille. In quest’ultimo, da dono di nozze si trasforma in oggetto feticistico.
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