AUTORE: ROBERTA TONELLOTTO

ATTI: 1
DURATA: 90 min.

 

Siamo alla fine del 1800 in un paese del Canal di Brenta. Giacomo è un giovane uomo, figlio di coltivatori di tabacco e contrabbandieri. Contrabbanda anche lui, non può far altro, la sua gente emigra in America, l’Italia appena formata sembra già dimenticarsi dei suoi figli e la montagna non agevola le coltivazioni se non quella del tabacco che con tanta fatica Giacomo e la sua gente coltivano, strappando terra ai monti.

La storia inizia con il giovane contrabbandiere che scappa dalle guardie e si rifugia in una casa, dove passerà tutta la notte restante e il giorno dopo. Aspetterà la notte successiva per ripartire verso casa.
Nel suo riposo forzato Giacomo racconta la sua storia. Parla di confini che cambiano ad ogni nuovo padrone, parla delle guardie che ora sono anche “foreste”, racconta del suo amico del lago di Como conosciuto oltre il confine e del fratello di questo, Federico, morto ammazzato. Ma le storie che intreccia narrano di stravaganti “Strie – levatrici” che giocano a carte con il prete, di spie, di donne che fanno figli e contrabbandano tabacco da fiuto, di ragazzi mandati dal sud a dar la caccia ai contrabbandieri , ragazzi che nemmeno sanno dove mettere i piedi su per i “strodi” di montagna per non cadere giù.

Giacomo rivive i sentimenti che lo legano come radici alla sua terra che non vuole abbandonare a costo di fare lo “Spalon” per tutta la vita. Ma nelle difficoltà che l’uomo incontra, si respira sempre il suo ottimismo e il suo animo buono e leale.
Il tema affrontato è quello quindi del Tabacco e del suo contrabbando a fine ‘800 nei paesi del Canal di Brenta. Ma mano a mano che lo spettacolo si manifesta allo spettatore, si potrà notare come in realtà l’idea è quella di porci delle domande concrete su cosa siano i confini, sia fisici che mentali, se davvero le nostre storie e sventure personali siano così diverse dallo straniero che quei confini li vede dall’altra parte.

La narrazione è in lingua veneta per sottolineare il contesto geografico e storico dello spettacolo. Le musiche invece sono principalmente di Davide Van De sfross, in dialetto comasco (quella parte del lago di Como che guarda ai confini con la Svizzera). Se all’inizio si pensava di tradurre in dialetto veneto i brani, in un secondo momento si è deciso di mantenerli in lingua originale sia per motivi “musicali” (le traduzioni non rispecchieranno mai l’emozione che sa dare un brano originale) sia perché si è voluto anche qui fortemente sottolineare ciò che può accomunare persone apparentemente diverse ( tutti i luoghi di confine erano – e sono -soggetti al contrabbando, quindi la storia del fratello di Federico , comasco, che Giacomo incontra oltre i confini è uguale alla sua).
Ma storie di povertà, confini e “nuovi regni” si respirano anche al sud Italia ed è per questo che si è voluto portare il ricordo anche di questi ragazzi che venivano mandati come guardie ai confini a Nord del regno, non sapendo nemmeno dove fossero. La canzone di Pippo Pollina (guarda caso, sconosciuto dentro ai confini, conosciutissimo al di là di essi soprattutto Svizzera e Austria), vuole ancora una volta sottolineare che le cose si possono e si devono vedere da più fronti. Canzoni quindi Comasche, Siciliane,Italiane con due brani di De Andrè e persino con intermezzi di lingue straniere, vogliono rappresentare in realtà la complessità e la bellezza della gente che lotta per lo stesso pezzo di pane.

Premi e Riconoscimenti:
– 2024 Rassegna Sabato a Teatro di Fumane (VR). Premio miglior messa in scena per lo spettacolo “Di Tabacco si vive!”, Menzione speciale della giuria per la musica.
– 2023 Terzo premio del XI Concorso Letterario Internazionale Locanda del Doge a Roberta Tonellotto per la drammaturgia dello spettacolo “Di tabacco si vive!”
– 2021 Premio Festival Internazionale di Pordenone Mascherini:
Miglior gradimento del pubblico, Miglior Scenografia, Menzione speciale per il testo a Roberta Tonellotto

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